Lunedì 30 Marzo 2020
30 marzo 2020


Oggi vi mostriamo il codice miniato n. 28, che contiene, nella prima parte, la matricola dei confratelli di Sant'Eustacchio del 1396 e ospita, alla carta 1 recto, una miniatura coeva che illustra la conversione del santo, a cui, durante l'inseguimento di un cervo, appare fra le corna dell'animale il Cristo crocifisso. La stessa scena col racconto dell'apparizione miracolosa e una Crocifissione introducono la seconda parte del codice, con gli statuti e la matricola del 1422. La miniatura trecentesca veniva genericamente attribuita dal Malaguzzi Valeri alla “scuola bolognese”, anche se lo stesso studioso avanzava in via ipotetica la candidatura di un "Jacobus pictor", immatricolato fra gli altri confratelli del 1396. In realtà il fregio, che, fra le consuete borchiette dorate, si dirama dal capolettera lungo tre margini della pagina, conduce in modo inequivocabile alla bottega di Stefano Azzi: il profilo delle foglie d'acanto rosa, le loro volute ripiene d'azzurro, l'andamento sinuoso degli altri elementi floreali sono perfettamente sovrapponibili a quelli di codici attribuiti con sicurezza a Stefano, come lo statuto dei notai del 1382. Anche la fisionomia del santo, il suo abbigliamento elegante, con i calzari profilati, il copricapo e il mantello e la vivace resa della scena di caccia, sembrano confermare questa attribuzione. Per quanto riguarda invece le miniature quattrocentesche, studiate per la prima volta da Silvia Battistini, esse possono essere inquadrate nel clima culturale del Tardogotico bolognese.

Matricole e statuti della società di Sant'Eustacchio (codice miniato n. 28)