Venerdì 01 Maggio 2020
1 maggio 2020


In occasione della #FestadelLavoro vogliamo ricordare ciò che avvenne a #Bologna la prima volta che si cercò di festeggiare il #PrimoMaggio.


Il 26 aprile del 1890 il questore di Bologna Formichini rendeva nota alla cittadinanza che “in adempimento di superiori disposizioni e per motivi di ordine pubblico” non sarebbero state permesse “processioni o passeggiate collettive, né assembramenti o riunioni in luoghi pubblici od aperti al pubblico” durante la giornata del 1° Maggio.

 

Era stato il II congresso dell’Internazionale dei lavoratori, tenutosi a Parigi l’anno prima, a scegliere il #PrimoMaggio come giornata di lotta in ogni parte del mondo per la riduzione dell’orario di lavoro a otto ore.


E mentre anche in #Italia, all’approssimarsi della fatidica data, cresceva il numero delle associazioni che avevano scelto di aderire all’appello dell’Internazionale, per evitare disordini e scontri, il Ministero dell’interno aveva deciso di vietare qualunque tipo di manifestazione.

Fu così che anche a #Bologna quel primo 1° maggio si trasformò in una giornata convulsa, che culminò in violenti scontri tra operai e polizia.

Così si legge nel resoconto che fece il prefetto al ministro: «Dopo le tre gli operai usciti dalla sede sociale [della Società operaia, che si trovava in via Cavaliera, oggi via Oberdan] incamminaronsi agitando bandiera rossa verso piazza Vittorio Emanuele per farvi una dimostrazione e rompendo lungo il tragitto alcuni vetri di botteghe. Tutto era disposto per impedire dimostrazione. Fatte le intimazioni, l’assembramento fu sciolto per mezzo della truppa. Formavansi diversi capannelli, udivansi voci diverse alcune delle quali sediziose. Avvenuta colluttazione per sequestro bandiera per cui due accidentali e leggere ferite baionetta. Operati quindici arresti, sopraggiunto squadrone cavalleria accolto da applausi anche piccoli capannelli si sciolsero. Piazza sgomberata. Pare tutto finito».

Alla giornata il settimanale satirico «Bononia ridet» dedicò l’intera prima pagina, con quattro pungenti vignette riguardanti le rappresaglie che avrebbero potuto colpire persino l’anziano Quirico Filopanti (1812 – 1894), eroico patriota e scienziato insigne, consigliere comunale e deputato alla Camera tra le fila repubblicane, anch’egli sceso a manifestare con gli operai presso la sede della Società operaia di via Cavaliera.