Mercoledì 25 Marzo 2020
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25 marzo 2020


Oggi, 25 marzo 2020, si festeggia per la prima volta in tutta Italia il Dantedì, una giornata interamente dedicata a Dante Alighieri, per ricordare l'inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia.

 

L'Archivio di Stato di Bologna partecipa alle celebrazioni riproponendo il percorso virtuale realizzato nel 2015 in occasione dei 750 anni dalla nascita del sommo poeta (1265-2015) e pubblicando sulla pagina facebook del Chiostro dei Celestini. Amici dell'Archivio di Stato di Bologna alcuni dei documenti più significativi della mostra.

 

La mostra, curata da Armando Antonelli, Massimo Giansante e Giorgio Marcon e intitolata IL GIOIOSO RITORNARE. DANTE A BOLOGNA NEI 750 ANNI DALLA NASCITA, era organizzata in tre brevi sezioni.

 

La prima, dedicata al contesto cittadino, delineava attraverso una scelta documentaria essenzialissima un quadro della “Bologna di Dante” (nn. 1-9), nella duplice accezione che questo titolo può assumere: da un lato alcuni aspetti della città che lo accolse, prima giovane studente poi esule, offrendogli un ambiente ideale per le sue esperienze umane e culturali; dall’altro l’immagine che emerge dagli episodi bolognesi dell’Inferno, quella di luogo politicamente e moralmente corrotto, che Dante vedeva, negli anni della sua maturità, come pericoloso e ostile, tanto da rifiutare ogni invito a ritornarvi.


Nella seconda sezione (“I poeti di Dante”, nn. 10-18) si proponevano testimonianze letterarie e documentarie dell’ambiente più caro a Dante, quello dei poeti toscani e bolognesi che qui ebbe occasione di incontrare e delle letture cui a Bologna si dedicò, che alimentarono il suo mondo interiore negli anni felici delle amicizie letterarie e delle sperimentazioni stilnoviste. Un contesto simbolicamente raffigurato dalla miniatura del “Vascello di Merlino” (n. 14), frequente nei manoscritti due-trecenteschi di romanzi arturiani, che circolavano numerosi a Bologna e che Dante facilmente ebbe tra le mani, traendone forse l’idea ispiratrice del sonetto Guido, i’ vorrei.


La terza sezione infine (“La fortuna di Dante”, nn. 19-28) affrontava il tema, ricchissimo di tradizione bibliografica, del contributo fondamentale e assai precoce che Bologna diede allo sviluppo del culto di Dante e alla divulgazione delle sue opere. A partire, ovviamente, dal sonetto “della Garisenda”, prima testimonianza in assoluto della circolazione di un testo dantesco, passando attraverso i primi manoscritti e i primi commenti della Commedia, per terminare con un autore strettamente legato a Dante, sia pure con toni di accesa polemica nei suoi confronti (Cecco d’Ascoli), e con alcuni falsi documenti danteschi o pseudodanteschi, prove anch’esse, per quanto indirette, del rapido e inarrestabile successo delle opere di Dante a Bologna.

  

 

Visita la mostra virtuale >>>>>  IL GIOIOSO RITORNARE. DANTE A BOLOGNA NEI 750 ANNI DALLA NASCITA

 

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