Martedì 23 Marzo 2021
25 marzo 2021

 

Il 25 marzo è la data che gli studiosi hanno riconosco come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, ed è per questo che si festeggia oggi il #Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. L'edizione di quest’anno è particolarmente significativa perché ricorre anche il settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta.

 

Per festeggiare questa giornata abbiamo quindi deciso di inaugurare un appuntamento settimanale con alcuni dei documenti più significativi tra quelli conservati all’Archivio di Stato di Bologna legati alla presenza di Dante in città e alla precoce divulgazione delle sue opere, a partire dal cosiddetto “sonetto della Garisenda”, la più antica testimonianza della circolazione di una lirica dantesco, passando attraverso i primi manoscritti e i primi commenti della Commedia.

"No me poriano zamay far emenda
de lor gran fallo gl’ocli mey, set illi
non s’acechasero, poy la Garisenda
torre miraro cum li sguardi belli,
e non conover quella (ma lor prenda!)
ch’è la maçor dela qual se favelli:
perzò zascum de lor voy che m’intenda
che zamay pace no y farò con elli;
poy tanto furo, che zò che sentire
dovean a raxon senza veduta,
non conover vedendo, unde dolenti
sun li mey spiriti per lor falire;
e dico ben, se ‘l voler no me muta,
ch’eo stesso gl’ocidrò qui scanosenti"

 

Il sonetto "No me poriano zamai far emenda", meglio noto come “sonetto della Garisenda”, fu verosimilmente composto a Bologna e probabilmente in bolognese dal giovane poeta fiorentino. Al notaio Enrichetto delle Querce va il merito di averlo pubblicato della Garisenda in apertura del suo Memoriale nel secondo semestre del 1287.
Se in questo sonetto è vivida l’immagine di una Bologna accogliente, la stessa icona cittadina sarà evocata invece come immagine incombente e minacciosa verso il 1306, nel XXXI canto dell’Inferno, a dimostrazione di come la città dello Studium, al pari di Firenze, fosse divenuta ormai per Dante una città infernale: «Qual pare a riguardar la Garisenda / sotto ‘l chinato, quando un nuvol vada / sovr’essa sì, ched ella incontro penda».
Oltre ad attestare in assoluto la prima traccia di un testo poetico di Dante, questo “foglietto d’album”, in forma di parole, costituisce un tributo del giovane poeta alla parlata bolognese, auscultata nelle sue tonalità differenziate fra Borgo San Felice e Strada Maggiore. Tributo riecheggiato nel "De vulgari eloqentia" laddove Dante sottolinea il primato che essa assume in rapporto alle altre aree linguistiche regionali, nel quadro di una complessa identificazione del volgare illustre.

 

>>> Ufficio dei Memoriali, 69, c. 203v, 1287, semestre II