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Antonio Aldini, nelle vesti di presidente del Collegio dei possidenti, approfitta della presenza dell’imperatore a Bologna per risolvere definitivamente l’antica controversia sul corso del Reno nell’ambito di una ridefinizione del piano idrico bolognese.

Anticamente, difatti, le acque del fiume Reno sfociavano in quel ramo del Po che scorreva a sud della città di Ferrara.

Nel XII secolo disastrose inondazioni deviarono l’alveo maggiore del Po verso nord (creando il cosiddetto “Po grande”), impoverendo il ramo ferrarese.

Questo cambiamento privò anche il Reno del suo sbocco naturale, provocando frequenti allagamenti che trasformarono il fertile territorio bolognese in una palude malsana.

Le devastazioni non diminuirono neanche dopo che si ricorse ad un altro rimedio: papa Benedetto XIV nel 1745 ordinò di costruire un canale (detto poi “cavo benedettino”) per collegare il Reno con l’abbandonato Po di Primaro, verso il mare Adriatico, determinando così l’aspetto attuale del fiume bolognese.

Questi lavori però, oltre a non portare sollievo alle popolazioni locali, costrinsero il Dipartimento del Reno a contrarre un grosso debito.

A Bologna ci si convinse dunque che ricondurre le acque del Reno al loro antico corso verso il Po grande fosse l’unica soluzione possibile.

Nei giorni di permanenza a Bologna, Napoleone tiene frequenti incontri con la commissione di idraulici istituita da Aldini, il quale prepara un’ampia relazione sulle vicissitudini della pianura bolognese e sulla definitiva sistemazione idrica del Dipartimento del Reno, per far fronte ai pericoli delle continue inondazioni [25].

Ascoltato il parere degli esperti, e convintosi della necessità di restituire al fiume il suo antico corso, in data 25 giugno 1805 l’imperatore sottoscrive il decreto con cui ordina la liquidazione del debito contratto dal Dipartimento e l’immissione delle acque del Reno nel Po grande, attraverso la costruzione di una nuova linea che, lunga circa dieci miglia, parta dalla Panfilia nei pressi di S. Agostino e termini a Palantone [26].

I lavori per il nuovo inalveamento del Reno iniziano all’indomani del decreto imperiale del 1805 e vengono portati avanti con grande celerità.

Dopo circa due anni, il percorso della linea napoleonica viene in parte modificato dal decreto dell’11 giugno 1807, sottoscritto dal viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais [27]: partendo da Panfilia, le acque del Reno sono condotte non più a Palantone ma a Bondeno, dove a loro volta sono immesse nell’ultimo tratto del Panaro e poi convogliate nel Po [28].

La realizzazione di quest’opera con il passare del tempo subisce un forte rallentamento a causa dei successivi eventi bellici, fino ad essere del tutto interrotta nel 1814 con la caduta di Bonaparte.

A distanza di più di un secolo, si sente l’esigenza di recuperare il progetto idrico del Reno tanto voluto da Napoleone I, riscoprendo tutte le sue potenzialità.

In seguito ad una serie di catastrofiche esondazioni del fiume che, tra il 1949 e 1951, colpiscono duramente le popolazioni locali, si decide di dare avvio a una lunga fase di riprogettazione di quel canale che, proprio in onore del suo ideatore, oggi porta il nome di “cavo napoleonico”.

Terminato nel 1964, oggi riveste la doppia funzione di scolmatore delle piene del Reno e di alimentatore del Canale emiliano romagnolo.

Rispetto al progetto napoleonico così come modificato nel 1807 dal vicerè Eugenio, che prevedeva il collegamento tra il Reno e il Po grande tramite il Panaro, il nuovo tracciato è stato spostato più a est, collegandosi direttamente con il corso del Po.

Il cavo napoleonico rappresenta una delle più importanti costruzioni idrauliche realizzate nella pianura padana, dove è usato anche come bacino d’irrigazione per le attività agricole della zona, quando tutti i corsi d’acqua romagnoli hanno portate insufficienti al fabbisogno estivo.

 

Didascalie

25. Relazione di Antonio Aldini sulla sistemazione idrica del Dipartimento del Reno, Bologna, 17 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti speciali relativi a luoghi, istituti e uffici del Bolognese

26. Decreto di Napoleone I sull’immissione del Reno nel Po attraverso la costruzione di una nuova linea, Bologna, 25 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Stampe governative

27. Decreto di Eugenio di Beauharnais sulle modifiche apportate alla nuova linea del Reno, Milano, 11 giugno 1807, in Archivio di Stato di Bologna, Stampe governative

28. Pianta annessa al progetto dell’ingegnere Giambattista Giusti sulla sistemazione del corso del Reno nelle Valli di Comacchio (riproduzione di un particolare con il cavo napoleonico), 1813, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti speciali relativi a luoghi, istituti e uffici del Bolognese