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Con questa piccola mostra e con il ciclo di conferenze ad essa collegate, la Soprintendenza archivistica dell’Emilia Romagna-Archivio di Stato di Bologna intende offrire il suo contributo alle celebrazioni per i 750 anni dalla nascita di Dante (1265-2015). Riprendiamo così una riflessione avviata nel 1921, in occasione dei 700 anni dalla morte del Poeta, con una mostra che coronò allora una grande stagione di ricerche dantesche, proponendo però, in questo caso, anche i risultati più rilevanti degli ultimi decenni di scavi archivistici.
La prima sezione della mostra (nn. 1-9) delinea attraverso una scelta documentaria essenzialissima un quadro della “Bologna di Dante”, nella duplice accezione che questo titolo può assumere: da un lato alcuni aspetti della città che lo accolse, prima giovane studente poi esule, offrendogli un ambiente ideale per le sue esperienze umane e culturali; dall’altro l’immagine che emerge dagli episodi bolognesi dell’Inferno, quella di luogo politicamente e moralmente corrotto, che Dante vedeva, negli anni della sua maturità, come pericoloso e ostile, tanto da rifiutare ogni invito a ritornarvi.
Nella seconda sezione (“I poeti di Dante”, nn. 10-18) si propongono testimonianze letterarie e documentarie dell’ambiente più caro a Dante, quello dei poeti toscani e bolognesi che qui ebbe occasione di incontrare e delle letture cui a Bologna si dedicò, che alimentarono il suo mondo interiore negli anni felici delle amicizie letterarie e delle sperimentazioni stilnoviste. Un contesto simbolicamente raffigurato dalla miniatura del “Vascello di Merlino” (qui al n. 14), frequente nei manoscritti due-trecenteschi di romanzi arturiani, che circolavano numerosi a Bologna e che Dante facilmente ebbe tra le mani, traendone forse l’idea ispiratrice del sonetto Guido, i’ vorrei.
La terza sezione infine (“La fortuna di Dante”, nn. 19-28) affronta il tema, ricchissimo ormai di tradizione bibliografica, del contributo fondamentale e assai precoce che Bologna diede allo sviluppo del culto di Dante e alla divulgazione delle sue opere. A partire, ovviamente, dal sonetto “della Garisenda”, prima testimonianza in assoluto della circolazione di un testo dantesco, passando attraverso i primi manoscritti e i primi commenti della Commedia, per terminare con un autore strettamente legato a Dante, sia pure con toni di accesa polemica nei suoi confronti (Cecco d’Ascoli), e con alcuni falsi documenti danteschi o pseudodanteschi, prove anch’esse, per quanto indirette, del rapido e inarrestabile successo delle opere di Dante a Bologna.