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Le “disiecta membra” sono quelle degli antichi manoscritti medievali che, alla fine del Rinascimento, con l’affermarsi del libro a stampa, non trovando più un mercato, vennero smembrati e riutilizzati come coperte di documenti diversi. Acquistati da cartolai locali, i codici pergamenacei trovarono nelle loro botteghe una nuova vita, una funzione diversa da quella originale, divenendo materiale di supporto per ricoprire registri cartacei da utilizzare a fini amministrativi: protocolli notarili, registri giudiziari, quaderni di spese. È per questo che ora sono stati recuperati attraverso ricerche nei luoghi che conservano questo tipo di documentazione, cioè archivi e biblioteche.

Il percorso della mostra si snoda tra frammenti in latino, in volgare e in ebraico che coprono un arco cronologico comprensivo dei secoli che vanno dagli albori del Medioevo all’inizio dell’età moderna.

Queste testimonianze frammentarie si trovavano conservate in vari fondi archivistici ma, attraverso lo studio e la ricerca, possono in alcuni casi essere ricondotte al codice di provenienza, ossia al testo originario. Di particolare importanza è il fatto che alcuni dei frammenti recuperati nell’Archivio di Stato di Bologna siano stati riconosciuti come parti di manoscritti andati dispersi, ma di cui altre unità codicologiche sono state rinvenute presso altri istituti di conservazione italiani.
Questi fogli membranacei, resi preziosi dalla loro antichità, sono di grande interesse per gli spunti che offrono allo studio della scrittura, della letteratura e della miniatura, e per approfondire le modalità in cui vennero redatti e usufruiti i testi della letteratura patristica, universitaria e scientifica nel corso del Medioevo. Si tratta di codici scritti in epoche diverse e che tramandano opere di grande importanza per la cultura occidentale: testi patristici come il De civitate Dei di Sant’Agostino o i commenti di Beda, testi liturgici adornati di splendide miniature, testi giuridici della scuola bolognese, testi fondanti della letteratura italiana come la Commedia di Dante.
In particolare, del codice della Commedia di cui viene esposto qui un frammento sono stati rinvenuti altri frammenti negli archivi di Modena, Nonantola, Reggio Emilia e nelle biblioteche fiorentine.
Dalla ricca collezione di frammenti di manoscritti ebraici individuata presso questo Archivio (consistente in 818 unità, di cui 185 già staccate) sono stati selezionati per l’esposizione due frammenti di codici miniati e micrografati, contenenti testi biblici: i libri dell’Esodo e dei Salmi.
 
Alcuni frammenti sono presentati ancora così come sono stati ritrovati, cioè reimpiegati come coperte di registri archivistici. Attraverso i secoli, le rilegature hanno consentito in tale modo di conservare preziose testimonianze di periodi più antichi.