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Napoleone I, incoronato re d’Italia (26 maggio 1805), ordina ad Antonio Aldini di accompagnarlo nel suo viaggio a Bologna tra il 21 e il 25 giugno.

Accolto dal presidente della municipalità presso l’arco di trionfo, eretto fuori porta San Felice, entra in città in mezzo all’acclamazione della folla che lo accompagna fino a palazzo Caprara.

L’imperatore trascorre i giorni della sua permanenza tra visite ai luoghi più suggestivi della città, spettacoli teatrali e udienze con i membri dei corpi civili, militari ed ecclesiastici.

Questo viaggio, oltre a ravvivare lo spirito pubblico della città, permette all’imperatore di prendere contatti con alcune specifiche questioni locali.

A Bonaparte si deve la riqualificazione urbana dell’area adiacente alla nuova Piazza d’Armi, attraverso la sistemazione definitiva del parco della Montagnola, cui conferisce la forma attuale.

Sulla base della proposta presentata da Aldini [22], il 25 giugno l’imperatore decreta la vendita della tenuta Samoggia, di proprietà del soppresso Collegio Montalto, per sostenere le spese di realizzazione dei giardini pubblici nel recinto della Montagnola.

Ordina inoltre di ridurre i bastioni esterni alla città a viali alberati di circonvallazione destinati al pubblico passeggio, che «per la strada fuori porta San Felice termina al ponte del Reno» [23].

In una lettera del 25 giugno 1805 indirizzata al vicerè Eugenio di Beauharnais, l’imperatore lo esorta a sorvegliare sulla pronta esecuzione dei lavori da parte della Municipalità bolognese, inviandogli i decreti relativi sia alla sistemazione della promenade sulla Montagnola, sia alla realizzazione del boulevard intorno alle mura della città, che sarebbe stato adornato di quattro file di alberi.

Il progetto per la realizzazione dei giardini pubblici nel recinto della Montagnola, iniziato all’indomani dell’ordine imperiale, è affidato al direttore dei servizi tecnici della Prefettura di Bologna, l’architetto Giovanni Battista Martinetti, il quale, su indicazione di Napoleone stesso, si attiene ai modelli geometrici dei parchi francesi.

In collaborazione con il professore di botanica Giuseppe Scannagatti, dispone la distruzione degli alberi di gelso, cresciuti disordinatamente, e della colonna del Mercato (eretta nel 1658 dal legato Lomellini), al fine di rendere la zona più regolare e simmetrica.

Nella seconda fase di intervento, elimina il vecchio passeggio centrale della metà del Seicento e provvede ad allargare e spianare tutta l’area, che viene suddivisa in due zone.

Quella superiore, pianeggiante, è percorsa da un viale perfettamente circolare da cui si diramano verso il centro quattro viali alberati.

La zona inferiore, invece, è in leggero pendio ed è percorsa da due viali di accesso che racchiudono le aiuole del cosiddetto “ferro di cavallo” e collegano poi la Montagnola con la piazza d’armi (l’attuale piazza VIII agosto).

Tutti i viali sono piantumati con una doppia fila di alberi d’alto fusto, tra i quali platani, lecci ed abeti.

Proprio per la sua forma circolare, scelta per spezzare la monotona ortogonalità della pianta urbana e favorire il passeggio panoramico di carrozze e pedoni, la Montagnola sarà più volte paragonata ai più famosi Jardin des Tuileries di Parigi.

A seguito del rifacimento napoleonico, il parco  ha assunto una fisionomia definitiva che, nonostante i numerosi successivi interventi di modifica, continua ancora oggi a conservare [24].

 

Didascalie

22. Minuta del rapporto di Antonio Aldini sulla sistemazione del parco della Montagnola, [1805], in ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d’Italia

23. Minuta del decreto di Napoleone I che ordina la realizzazione dei giardini pubblici della Montagnola, [1805], in ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d’Italia

24. Mappa del centro storico di Bologna (riproduzione di un particolare con il parco della Montagnola), in ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Catasto Pontificio detto Gregoriano, Mappe