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«Il mio dovere, le mie circostanze m’impongono di scegliere e correre una carriera, onde essere di vantaggio alla patria, e di utile alla mia stessa famiglia. L’educazione, lo studio che ho fatto nella tattica, e nell’architettura militare, di cui vi presento, ed umilio alcuni saggi, scieglier mi fanno quest’arte.

A voi perciò mi presento, o cittadini direttori, per ottenere una piazza d’ufficiale nelle vostre guardie a piedi, o a cavallo» [11].

Così si rivolge Giuseppe Ladovini ai membri del Direttorio esecutivo, affinché possa essere arruolato nella Guardia nazionale, e per meglio avallare la sua candidatura ad ufficiale allega progetti di fortificazioni da lui ideate [12] nonché schemi di evoluzioni militari [13-14].

Da sempre le guerre si sono combattute, prima ancora che sui campi di battaglia, nelle stanze delle accademie, dove filosofi e studiosi dell’arte militare introducevano i cadetti alle più sottili strategie.

I documenti di cui si dispone non chiariscono dove si sia formato Ladovini; è lecito comunque ipotizzare che egli abbia potuto frequentare l’Accademia e conferenza di architettura militare di Modena, fondata nel 1757 dal duca Francesco III d’Este e poi chiusa nel 1772, oppure la Reale accademia di Savoia, soppressa da Napoleone nel 1798.

Quello che invece si può ragionevolmente affermare è che la sua autocandidatura non ha dato gli esiti sperati: il nome di Ladovini, difatti, non figura tra quelli registrati nei ruoli matricolari della Guardia nazionale, conservati presso l’Archivio storico del Comune di Bologna.

Probabilmente le proposte di Ladovini, per quanto formalmente ineccepibli, si presentano agli occhi del Direttorio come troppo accademiche e schematiche.

Sono d’altronde gli anni in cui le imprevedibili e anticonvenzionali imprese belliche del generale Bonaparte corrono sulla bocca di tutta Europa: battaglie vinte nonostante l’inferiorità numerica, assecondando più l’istinto che uno schema.

Forse ciò che manca a Ladovini sono proprio le qualità più importanti: l’ardore e l’eccitamento alla difesa del suolo patrio, cantati dai poeti e richiesti al nuovo esercito repubblicano.

 

Didascalie

11. Giuseppe Ladovini ai cittadini direttori, Bologna, 29 aprile 1797, in ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Direttorio esecutivo e comitato centrale della Repubblica cispadana, Lettere al Direttorio esecutivo cispadano

12. Disegno di un «nuovo sistema di fortificazione», [1797], in ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Direttorio esecutivo e comitato centrale della Repubblica cispadana Lettere al Direttorio esecutivo cispadano

13. Schema di «ritirata sopra un fiume», [1797], in ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Direttorio esecutivo e comitato centrale della Repubblica cispadana, Lettere al Direttorio esecutivo cispadano

14. Schema di «armata che retrocede», [1797], in ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Direttorio esecutivo e comitato centrale della Repubblica cispadana, Lettere al Direttorio esecutivo cispadano