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Subentrato Luigi Carlo Farini (124-125) quale nuovo governatore, questi riconfermò il Pepoli al dicastero delle finanze del Governo provvisorio delle Romagne (126). Sancita poi l’unione delle ex Legazioni coi ducati di Modena e Parma nel novello Governo delle provincie dell’Emilia, Gioacchino entrò nel nuovo gabinetto presieduto dal Farini sempre quale ministro delle finanze.
L’11 ottobre 1859 aveva intanto visto la luce il «Corriere dell’Emilia. Giornale politico quotidiano», fondato e ispirato dal Pepoli, diretto da Pasquale Cuzzocrea e stampato a Bologna alla tipografia Monti al Sole in piazza San Martino. La linea del giornale risultò chiara fin dal primo numero: l’unica possibile scelta fu individuata «nell’unificazione sotto lo scettro del leale e magnanimo nostro Re Vittorio Emanuele».
A più di un decennio di distanza dalla sua comparsa sulla scena politica bolognese, il marchese Pepoli consumò così la sua definitiva “conversione” da una primitiva opinione federalista a una esplicita soluzione annessionistica.
Per tutto il gennaio 1861 il giornale sospese le pubblicazioni, perché la direzione di esso si unificò con quella dell’«Età presente», per riprendere regolarmente dal 1° febbraio successivo sino al 31 dicembre 1867; dalla fusione, infine, del «Corriere dell’Emilia» con «La Gazzetta delle Romagne» nacque la «Gazzetta dell’Emilia», ispirata da Marco Minghetti, diretta dai fratelli Antonino e Pasquale Cuzzocrea e pubblicata a Bologna per i tipi Fava e Garagnani dal 1° gennaio 1868 al giugno 1911, quando la sede del giornale si trasferì a Modena.

Dopo la convocazione dei comizi elettorali (127) e le successive consultazioni (128), il naturale esito alle vicende fin qui descritte fu rappresentato dall’annessione delle Romagne al Regno di Sardegna (129). Fu – come lo stesso Pepoli ammise – «il punto culminante della sua popolarità»: «La sera del plebiscito tutta la popolazione si portò al suo palazzo e gli fece un ovazione che pochi cittadini possono onorarsi di aver avuta, ovazione che si rinnovò più tardi al teatro comunale. All’apparire nel suo palco tutti si alzarono in piedi acclamandolo fragorosamente».

Intanto, il 22 marzo 1860 il marchese era stato promosso grand’ufficiale dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, giusto in tempo per la solenne visita di Vittorio Emanuele a Bologna il 1° maggio successivo (130).
Del suo rapporto col sovrano e del colloquio avuto con esso dopo Villafranca, Pepoli lasciò memoria nell’orazione funebre pronunciata al Consiglio provinciale di Bologna il 23 gennaio 1879 per la morte del “gran re” (131).

Gioacchino Napoleone Pepoli fu in seguito deputato e senatore del Regno. Come ministro dell’agricoltura firmò la legge che fece della lira la moneta nazionale. Dopo essere stato ambasciatore a San Pietroburgo, poi sindaco di Bologna, e ancora rappresentante a Vienna, dedicò gli ultimi anni della sua vita alla creazione di istituzioni di assistenza e previdenza per le classi operaie.
Morì a Bologna il 26 marzo 1881 all’età di cinquantacinque anni, in una stanza al pian terreno della Palazzina Pepoli, al numero 1314 della piazzetta di Sant’Agata. Della sua vita intensa ci ha lasciato traccia nell’autobiografia Documenti intorno alla mia vita (132). Del suo archivio personale – dal quale sono state tratte le testimonianze che ci hanno accompagnato in questo percorso documentario – parla esplicitamente nel tuo testamento: «Ma siccome desidero che le memorie della mia vita, specialmente della mia vita politica, non vadino disperse, lascio a mia figlia Letizia tutte le mie carte, lettere, manoscritti, autografi […]. Lascio poi l’obbligo alla stessa mia figlia Letizia, ove non trovasse già la cosa fatta, di far pubblicare tutte le lettere e corrispondenza» (134).

Nel 2008 l’archivio personale di Gioacchino Napoleone Pepoli è stato acquistato dallo Stato, per il tramite della Soprintendenza archivistica della Toscana, dall’ultimo erede Gaddi Pepoli. Per la sua conservazione è stato scelto l’Archivio di Stato di Bologna, città natale del marchese, dove si trovava già depositato il grande archivio gentilizio dei Pepoli.


Didascalie
124
. Ritratto di Luigi Carlo Farini (BCA, collezione dei ritratti, A/22, cart. 43, n. 2)
125. Proclama di Carlo Luigi Farini ai concittadini, 9 nov. 1859 (STAMPE GOVERNATIVE)
126. Luigi Carlo Farini a Gioacchino Napoleone Pepoli, Bologna, 10 nov. 1859 (G. N. PEPOLI, Carteggio, Uomini politici, 2. Farini Luigi Carlo)
127. Decreto di convocazione dei comizi elettorali, 1° mar. 1860 (STAMPE GOVERNATIVE)
128. «Il monitore di Bologna», 15 mar. 1860
129. Proclama dell’intendente generale Annibale Ranuzzi, 18 mar. 1860 (STAMPE GOVERNATIVE)
130. “Feste a s.m. Vittorio Emanuele nei primi tre giorni di sua dimora in Bologna” 29 apr. 1860 (G. N. PEPOLI, Carteggio, Comuni, 1. Bologna)
131. Gioacchino Pepoli, Funeralia, Bologna, Regia tipografia, 1880 (Collezione privata Rosati Pepoli)
132. “Documenti intorno alla mita vita”, ms. (G. N. PEPOLI, Carte politiche)
133. Medaglia commemorativa di Gioacchino Napoleone Pepoli (Collezione privata Rosati Pepoli)
134. “Apertura e pubblicazione del testamento segreto del fu nobil uomo marchese Gioacchino Napoleone Pepoli” (Atti dei notai del distretto di Bologna, Archivio del notaio Vecchietti Eugenio, 1881, vol. 180/48)