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Gli anni della guerra videro i comuni italiani afflitti da una grave crisi economica e finanziaria e alle prese con problemi di vitale importanza: l’organizzazione produttiva, il controllo dei prezzi, il contenimento delle spinte speculative, il razionamento dei viveri. L’amministrazione socialista di Bologna, con l’obiettivo dichiarato di «resistere, rimanere in piedi», si adoperò per la parte più debole della popolazione, garantendo ad esempio, attraverso i negozi e il panificio comunali, l’acquisto di generi alimentari a prezzo equo. Ma furono proprio provvedimenti di questo tipo ad infiammare l’ostilità degli avversari politici e di quanti, commercianti, proprietari terrieri o di case, vedevano nella politica del Comune un attacco ai propri diritti e ne criticavano duramente l’operato.

Il fatto poi che diversi assessori e consiglieri comunali, grazie alla loro carica, fossero esonerati dal servizio militare, o comunque assegnati ad incarichi d’ufficio in città, non fece che alimentare il mai sopito astio degli interventisti e rinnovare le accuse di antipatriottismo.

In questo clima, nel maggio del 1917, il tenente generale comandante del Corpo d’armata di Bologna si rivolse al Ministero della guerra (1), protestando per l’esonero dagli obblighi militari di qualche esponente del Partito socialista, come il deputato Genuzio Bentini, e di alcuni amministratori comunali: esonero ottenuto – sottolineava il comandante – dietro parere favorevole del prefetto.

Il generale non dissimulava la sua indignazione per questi esoneri, che oltretutto vanificavano i suoi sforzi per cercare «di allontanare da Bologna tutti i militari sovversivi più noti e sui quali gravano sospetti di propaganda contro la guerra», come l’avvocato e assessore comunale Nino Bixio Scota, già da tempo schedato tra i sovversivi nel Casellario politico provinciale e sorvegliato dalla Questura (2).

La protesta del generale non ebbe seguito, anche perché il prefetto, interpellato in proposito, rispose, con navigata scaltrezza (3): «La maggior parte degli uffici pubblici sono in questa provincia coperti da socialisti, sì che socialisti erano quelli che avevano titolo ad un esonero» e d’altra parte «il mettere tali dirigenti del movimento sovversivo [...] in una posizione di favore li mette in luce peggiore di fronte alle masse, che constatano come ai sacrifici degli umili non corrisponda quello di coloro che, se predicano contro la guerra, in realtà non subiscono il danno che in ben tenue misura».

 

1. Il comandante del Corpo d’armata di Bologna al Ministero della guerra, 22 maggio 1917, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto

2. Il commissario della Sezione di mezzogiorno della Questura di Bologna al questore, 17 agosto 1914, in ASBO, Questura di Bologna, Gabinetto, Sovversivi

3. Il prefetto di Bologna al direttore generale della pubblica sicurezza, 18 giugno 1917, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto