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Nel maggio 1915, in soli venti giorni, a partire dalla denuncia italiana della Triplice alleanza con Germania e Austria, avvenuta il 4 maggio, si giocò la partita politica che portò il Paese nel primo conflitto mondiale. Il presidente del Consiglio Salandra, a fine aprile, aveva legato il Paese a Francia e Inghilterra, stipulando un patto segreto che obbligava l’Italia a intervenire in guerra entro un mese dalla firma del patto stesso. I neutralisti avevano però la maggioranza in Parlamento, circostanza che rendeva complicata la ratifica del patto, e quindi la sua esecuzione. Lo scoglio parlamentare fu superato grazie ad una imponente campagna intimidatoria contro i neutralisti, campagna che, spinta e sorretta da interessi economici e politici, da movimenti nazionalisti e da buona parte della élite intellettuale della nazione, sfociò in una serie di manifestazioni di piazza organizzate in quelle che la retorica nazionalista chiamò poi le “radiose giornate” di maggio.

A Bologna, la contrapposizione tra neutralisti e interventisti toccò il culmine verso metà mese. Gravi disordini si verificarono la sera del 12 maggio, in occasione di una dimostrazione di interventisti, confluiti in piazza del Nettuno al grido di «Viva la guerra. Abbasso i traditori». A pochi passi da lì, un gruppo di neutralisti rispose gridando «Abbasso la guerra» e intonando l’Inno dei lavoratori: fu la miccia che provocò gli scontri, protrattisi poi fino a notte inoltrata (1). Tre giorni dopo, il 15 maggio, una manifestazione neutralista per le vie del centro fu sedata dalla forza pubblica con estrema durezza e procedendo anche a numerosi arresti (2): i neutralisti non erano più avversari politici, ma erano ormai considerati pericolosi sovversivi.

Questi non furono che alcuni dei ripetuti episodi di violenza di quelle giornate dal clima incandescente, al punto che il prefetto si sentì in dovere di inviare a tutti i comuni un appello (3) in cui, con grande enfasi, nel nome dell’unica patria, richiamava le opposte fazioni e la popolazione tutta alla concordia e all’abbandono di ogni inutile violenza.

 

1. Il questore al prefetto, 14 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto

2. Il questore al prefetto, 16 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto

3. Il prefetto alla popolazione, 15 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto