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Sul finire dell’aprile 1915 le trattative diplomatiche tra Italia, Francia e Inghilterra stavano concludendosi e da Roma arrivavano in provincia segnali chiari circa la scelta interventista che il governo aveva maturato. Con una circolare del Ministero dell’interno indirizzata ai prefetti, il presidente del Consiglio Salandra avviò una sorta di inchiesta, nell’intento di sondare l’atteggiamento dell’opinione pubblica di fronte alla prospettiva del conflitto.

Al proposito, il questore di Bologna (1) riteneva che in città predominasse la contrarietà alla guerra, visti lo scarso seguito goduto dalla fazione interventista e, all’opposto, la generalizzata propensione alla neutralità sia delle «masse operaie urbane e rurali» che si rifanno al Partito socialista, «potentissimo per numero di seguaci e per la conquista fatta di quasi tutti i collegi politici, delle amministrazioni provinciali e di quelle municipali», sia della classe media, che «vedrebbe con scarso entusiasmo la guerra che la danneggerebbe nei suoi interessi», sia infine degli ambienti cattolici, ligi alla linea neutralista del loro partito.

Ma la relazione che due giorni dopo il prefetto Vincenzo Quaranta, convinto interventista, invia al Ministero dell’interno (2) è molto più cauta e si limita a tracciare un quadro generico dell’orientamento della cittadinanza, delle forze politiche e della stampa locali rispetto all’eventuale intervento nel conflitto. Non manca però di rilevare la disciplina dei ceti medio-alti, e dei movimenti politici che li rappresentano, e invece lo «spirito egoistico e l’istinto di conservazione» delle classi più modeste, che «non fanno che favorire quanto la propaganda neutrale del socialismo ufficiale cerca diffondere fra le masse». Egli confida comunque nel diffuso sentimento antitedesco della popolazione e tiene a sottolineare che non teme agitazioni e disordini per l’entrata in guerra dell’Italia, purché si adottino «quelle misure di prevenzione che la prudenza suggerisce e senza le quali l’opera delittuosa di pochi [...] potrebbe trascinare ad eccessi».

Sono dunque specialmente i sovversivi socialisti a preoccupare il prefetto, che dopo altri due giorni scrive ancora al Ministero dell’interno (3), insistendo sull’elevato rischio di disordini e di gravi incidenti fra interventisti e neutralisti, poiché l’Emilia è la terra della sedizione contro l’ordine costituito e Bologna ne è la punta più avanzata, «centro di varie organizzazioni sovversive nazionali e sede di agitatori violenti ed influenti».

 

1. Il questore al prefetto, 19 aprile 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto

2. Il prefetto al Ministero dell’interno, 21 aprile 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto

3. Il prefetto al Ministero dell’interno, [23 aprile 1915], in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto