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Sia il neutralismo che l’interventismo erano movimenti trasversali e compositi rispetto ai diversi schieramenti che animavano la scena politica italiana e all’interno di entrambi coesistevano molte anime, disomogenee e accomunate unicamente dal “no” o dal “sì” alla guerra. Nucleo fondante e più attivo del movimento neutralista fu senz’altro il Partito socialista ufficiale, come veniva chiamato, che si schierò da subito contro l’intervento, anche se non mancarono al suo interno voci discordi.

Tra gli iscritti dissenzienti spicca il nome di Benito Mussolini, a quell’epoca incaricato della direzione dell’«Avanti!», organo di stampa del Partito socialista. Convinto neutralista allo scoppio del conflitto europeo, egli divenne nel corso del 1914 fervente interventista, spingendo il giornale sulle sue stesse posizioni. Il contrasto con la linea politica socialista si dimostrò profondo e insanabile: Mussolini si dimise dalla direzione del quotidiano, che riprese quindi la sua campagna neutralista contro la guerra, e fu poi espulso dal Partito.

Nell’edizione del 20 febbraio 1915 l’«Avanti!» pubblicò in prima pagina la riproduzione di un volantino contro i fautori dell’intervento in guerra (1), che riportava tra virgolette una frase dai toni reboanti, pronunciata da Mussolini qualche giorno prima, sulla necessità di abbandonare la strada della diplomazia e di impugnare le armi: «Non è cogli inchiostri della diplomazia, ma col sangue degli eserciti, che si conquistano oggi per le terre e gli oceani i titoli di nobiltà e di grandezza dei popoli».

Il volantino, dai forti contenuti satirici, era stato stampato e diffuso a cura della Federazione socialista di Bologna, una delle più salde e compatte nel prendere posizione a favore della neutralità, della Camera del lavoro e del Sindacato dei lavoratori agricoli, sempre di Bologna, ed era in distribuzione già da qualche giorno. Ma altra cosa era la pubblicazione su un quotidiano a diffusione nazionale, cosa che allarmò non poco la Questura (2) e la Prefettura, responsabili dell’ordine pubblico, per il serio timore che, in settimane tutt’altro che tranquille per la città, il testo potesse provocare la reazione degli interventisti e innescare una ancor più grave spirale di violenze.

 

1. «Avanti!», 20 febbraio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto

2. Il questore al prefetto, 20 febbraio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto