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Oltre che una guerra di trincea, il primo conflitto mondiale è stato, per l’esercito italiano, il palcoscenico di lotte interiori, in cui fuga e abbandono hanno rappresentato la risposta ad una vita militare dominata dall’angoscia e dalla paura.

I fascicoli processuali dei tribunali militari si rivelano particolarmente utili per ricostruire la complessità delle reazioni individuali a quella che è considerata la prima guerra di massa. Fogli matricolari, verbali di arresto, rapporti disciplinari, interrogatori e testimonianze raccontano le sofferenze e le defezioni di soldati che, dopo aver combattuto al fronte e dopo anni di licenze rifiutate, decidono arbitrariamente di tornare a casa per stare vicini alla famiglia logorata dalle ristrettezze e dalle malattie.

La diserzione è stato il reato più diffuso, fino ad arrivare a più di 128.000 casi, rappresentando la prima fonte di preoccupazione per le autorità militari. La maggior parte dei soldati accusati ha alle spalle una buona condotta e la fuga si rivela infine un episodio di breve durata, che termina con il soldato che si costituisce, per timore, più che dell’intervento disciplinare, della perdita dei sussidi per la famiglia rimasta a casa. All’inizio della guerra, la diserzione è regolamentata dai codici militari, che puniscono il reato “in presenza del nemico” con la fucilazione, e la cosiddetta “diserzione interna” con il carcere militare. Dal 1917, però, gli interventi legislativi si inaspriscono fino a contemplare la possibilità di processi lampo; in alcuni casi si arriva addirittura a eseguire decimazioni e fucilazioni sommarie senza processo (1).

Alcuni documenti processuali rivelano anche contraddizioni nel condannare i disertori in senso stretto e i disertori per assenza alla chiamata, spesso causata dall’analfabetismo del renitente o dall’emigrazione in paesi lontani (2-3).

Nonostante le diverse provenienze geografiche e sociali e i destini più diversi, i casi di diserzione riscontrati sottolineano come la fuga sia da imputare alla presa di coscienza, da parte del soldato, di un senso del dovere più forte di quello per la patria, quello per la famiglia.

 

1. Foglio matricolare di Cesare Cerè, in ASBO, Distretto militare di Bologna, Ruoli matricolari

2. Processo contro Mansueto Pattarozzi, in ASBO, Tribunale militare di guerra di Venezia, Processi

3. Processo contro Luigi Nasolini, in ASBO, Tribunale militare di guerra di Venezia, Processi