Immagine

Nei mesi in cui compone il sonetto della Garisenda Dante si trova verosimilmente presso l’Ateneo bolognese per aggiornare le proprie conoscenze e recuperare libri universitari di diritto scritti in littera bononiensis, codici di medicina, di filosofia, di letteratura classica, canzonieri provenzali, prose di romanzi in francese antico, nonché raccolte di ballate “dei memoriali”, monumenti della lirica bolognese che documentavano in città l’imperante memoria della produzione poetica di Guido Guinizzelli. È il 1287 ed è intorno a quell’anno che si vede la presenza presso la città dello Studium di filosofi naturali, come Tommaso d’Arezzo, dettatori in volgare, come Matteo dei Libri, e molti poeti bolognesi e toscani tra cui il fratello di Guido Cavalcanti, Lambertuccio Frescobaldi, Meo dei Tolomei e Lapo Gianni, forse anch’egli a Bologna.
Da quel momento la fortuna dell’opera poetica di Dante è documentata da una serie assai cospicua di tracce poetiche, di frammenti, di manoscritti e carte d’archivio che coprono, oltre il Duecento, l’intero Trecento.