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Nel Medioevo l’impaginazione della poesia, la mise en texte delle liriche in versi è molto diversa da quella affermatasi con la stampa moderna che prevede la distribuzione di un verso per riga. Questo vale in particolar modo per il sonetto, la ballata e la canzone che nel corso del Medioevo sono impaginati con scriptio continua, a mo’ di prosa, visualizzando le scansioni interne delle forme metriche grazie a un “corredo” di segni paratestuali (segni di paragrafo a forma di piede di mosca, lettere abbreviate, graffe), al sistema d’interpunzione, all’uso alternato delle lettere maiuscole e minuscole, al rapporto tra il bianco della pagina e il nero della scrittura, tutti espedienti mutuati in parte dai codici liturgici mediolatini.
A metà del Trecento avviene però un cambiamento profondo nella disposizione grafica dei versi del sonetto italiano, dalla forma metrica e grafica inventate presso la corte fredericiana, quella tradizionale ‘a distico’, a quella più moderna in colonna, come dimostrano gli esempi paradigmatici rintracciabili in mostra. Essi consentono di verificare la storia e l’evoluzione della disposizione grafica della forma del sonetto dalle origini siciliane allo stilnovismo, a Petrarca sino alla svolta di fine Trecento, momento in cui si impone l’uso divenuto poi comune di destinare una riga a ciascun verso.