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La frequenza di momenti performativi in città trova conferma nei primissimi anni del terzo decennio del Trecento in alcuni commenti universitari di Cecco d’Ascoli, composti mentre si trova a Bologna, in qualità di professore dello Studio. In essi Cecco afferma che in città gli uomini danzano e poetano e sono lussuriosi e le donne sono belle perché la città è dominata dal pianeta Venere. Un quadro del tutto analogo a quello descritto da Cecco d’Ascoli si ricava da alcune immagini che rappresentano Amore e il peccato di lussuria presenti in mostra. Ugualmente ancora Giovanni del Virgilio nel Diaffonus, in un luogo del testo in cui tratteggia nei minimi particolari l’esecuzione cantata e danzata di una ballata, assicura che tutto ciò a Bologna non è certo un fatto straordinario, poiché in città il Dio Amore è celebrato maggiormente dei Santi: «sanctis plus celebratur Amor».