Immagine

Uno degli elementi che caratterizza maggiormente le rime trasmesse in forma estemporanea sui registri comunali del XIII e XIV secolo (denominate tracce) è quello di non essere vergate per trasmettere in modo organico ed esclusivo poesia in volgare, come accade, invece, per i tre più antichi canzonieri toscani della lirica italiana, che risultano i maggiori collettori della tradizione della poesia d’amore delle Origini e che sono destinati a tramandare in maniera consapevole e organizzata le rime italiane prodotte nel corso del XIII secolo.
Analogamente alle tracce, i frammenti di manoscritti preservano dall’oblio testi in versi, ma essi, pur essendo il frutto di un processo conservativo analogo a quello toccato in sorte ai manufatti contenenti tracce, a differenza di questi ultimi, mantengono, pur ridotta allo stato di maculatura, la loro natura di codici, degradati per ragioni di riuso ad una funzione materiale diversa da quella avuta in origine. Se ne deduce che la somiglianza tra i due fenomeni è solo apparente, circoscritta al luogo (gli archivi) e all’accadimento (la scoperta di pergamene aventi la funzione di coperte). Di fatto questi brandelli membranacei sono da considerare alla pari di quei “canzonieri”, laudari, codici volutamente allestiti per pubblicare, divulgare e trasmettere la versificazione in volgare sino, almeno, al Quattrocento.