marzo 2020

Anche l'Archivio di Stato di Bologna ha aderito alla campagna social #iorestoacasa, nata spontaneamente per invitare gli italiani a rimanere a casa per contenere la diffusione del Covid-19 e sostenuta dal Mibact, pubblicando sul proprio sito istituzionale e sulla pagina facebook del Chiostro dei Celestini. Amici dell'Archivio di Stato di Bologna alcuni dei documenti più significativi conservati nei suoi fondi e invitando i cittadini a riscoprire alcuni luoghi della città attraverso le carte d'archivio. In questi giorni sarà inoltre inaugurata una nuova rubrica dedicata al glossario archivistico, un'occasione per approfondire le proprie conoscenze o per scoprire qualcosa di nuovo!

 In collaborazione con il Chiostro dei Celestini. Amici dell'Archivio di Stato di Bologna.

#iorestoacasa #itesoridellarchivio #laculturanonsiferma #riscoprirebologna #tourvirtuale

 

01. Il documento più antico dell'Archivio

Cominciamo col documento più antico dell’Archivio di Stato di Bologna che è anche, in assoluto, il più antico documento bolognese conservato in originale: la concessione livellaria (il contratto di locazione più comune, assieme alla precarìa, nell’alto Medioevo) del conte Angelberto e di sua moglie Maria a Orso del fu Costantino e Pietro del fu Domenico. Il documento, sottoscritto a Bologna il 1° dicembre 922, è oggi conservato nel fondo delle Corporazioni religiose soppresse, S. Stefano, 31/467

 

02. Lettera di Alfonso d’Aragona

Oggi vi mostriamo una lettera di Alfonso d’Aragona al Comune di Bologna del 28 giugno 1442.

Alfonso, detto il Magnanimo, re di Aragona e di Sicilia, comunica ai bolognesi la notizia della recente conquista di Napoli, cui seguì l’unione sotto la Corona di Aragona anche dei territori continentali dell’Italia meridionale.

Comune. Governo, Lettere al Comune, 414

 

03. Domenica Maria Bettini 

 #iorestoacasa e leggo la lettera che il commerciante austriaco Francesco Antonio Wolfart scriveva da Loeben il 1° marzo 1774 a Domenico Maria Bettini, titolare di una delle principali manifatture di veli di seta a #Bologna.

Il Bettini era mercante imprenditore: acquistava la materia prima, i bozzoli da seta, e ne assegnava la lavorazione ad operai specializzati, che lavoravano presso botteghe artigiane oppure a domicilio. Il prodotto finito, il velo tessuto, veniva poi depositato nel magazzino del "negozio" e da qui veniva distribuito nelle principali città italiane ma anche in numerose località dell’Europa centrale. Le ordinazioni provenivano sia da acquirenti privati che da compratori all'ingrosso.

Ma dal 1778 la corrispondenza commerciale coi paesi d’Oltralpe si fece discontinua, per cessare definitivamente nel 1785. Anche l’attività del Bettini venne così travolta dalla crisi del commercio della seta che nella seconda metà del '700, a Bologna, era ormai un fenomeno irreversibile, e il primo marzo 1789 il "negozio per la fabbrica dei veli" chiuse.

Negozio per la fabbrica dei veli di Domenico Maria Bettini, 45

 

04. Il parco della Montagnola

Nell'ambito della campagna #iorestoacasa, inauguriamo oggi un percorso virtuale della nostra amata Bologna. Lo facciamo,come sempre, attingendo al prezioso patrimonio documentario conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna. Buon tour a tutti!

Il parco della #Montagnola deve la sua attuale conformazione alla volontà e all'ingegno di #Napoleone. L'imperatore Bonaparte, che era uso occuparsi personalmente degli affari che gli stavano più a cuore, volle infatti che l’architetto Giovanni Battista Martinetti si attenesse ai modelli geometrici dei giardini francesi e progettasse, oltre al parco, una promenade dalla quale i bolognesi avrebbero potuto ammirare la città da una nuova suggestiva prospettiva.

Catasto Gregoriano, mappe, particolare del parco della Montagnola

 

05. Matricole e statuti della società di Sant'Eustacchio
Oggi vi mostriamo il codice miniato n. 28, che contiene, nella prima parte, la matricola dei confratelli di Sant'Eustacchio del 1396 e ospita, alla carta 1 recto, una #miniatura coeva che illustra la conversione del santo, a cui, durante l'inseguimento di un cervo, appare fra le corna dell'animale il Cristo crocifisso. La stessa scena col racconto dell'apparizione miracolosa e una Crocifissione introducono la seconda parte del codice, con gli statuti e la matricola del 1422. La miniatura trecentesca veniva genericamente attribuita dal Malaguzzi Valeri alla “scuola bolognese”, anche se lo stesso studioso avanzava in via ipotetica la candidatura di un "Jacobus pictor", immatricolato fra gli altri confratelli del 1396. In realtà il fregio, che, fra le consuete borchiette dorate, si dirama dal capolettera lungo tre margini della pagina, conduce in modo inequivocabile alla bottega di Stefano Azzi: il profilo delle foglie d'acanto rosa, le loro volute ripiene d'azzurro, l'andamento sinuoso degli altri elementi floreali sono perfettamente sovrapponibili a quelli di codici attribuiti con sicurezza a Stefano, come lo statuto dei notai del 1382. Anche la fisionomia del santo, il suo abbigliamento elegante, con i calzari profilati, il copricapo e il mantello e la vivace resa della scena di caccia, sembrano confermare questa attribuzione. Per quanto riguarda invece le miniature quattrocentesche, studiate per la prima volta da Silvia Battistini, esse possono essere inquadrate nel clima culturale del Tardogotico bolognese.

Matricole e statuti della società di Sant'Eustacchio (codice miniato n. 28)