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La Camera del lavoro di Bologna era stata fondata il 26 marzo 1893 dai rappresentanti di 34 società operaie e associazioni di mestiere, riuniti in assemblea a Palazzo dei notai. Gli scopi fondamentali sanciti dallo statuto approvato in quella occasione erano l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, la tutela dei lavoratori, l’elaborazione di studi sul mercato del lavoro. Il Comune di Bologna, la Provincia e Banca popolare elargirono un contributo economico per consentire l’avvio dell’attività, che iniziò ufficialmente il successivo 1° giugno nella sede al civico 22 di via Cavaliera (oggi via Oberdan).
Furono subito attive 60 sezioni, di cui 20 costituite dai lavoratori della terra, mentre si andavano costituendo i primi gruppi interni, articolati per arti e mestieri; gli aderenti erano in totale circa 16.000, di cui 3.321 donne.
Con l’inizio del periodo fascista, la Camera del lavoro subì le rappresaglie squadriste e la sua sede, allora sita al n. 41 di via D’Azeglio, fu saccheggiata e incendiata due volte. Costretta poi allo scioglimento dalla legislazione fascista in materia sindacale, entrò in clandestinità nel 1925, ma di fatto non era più operativa già da circa due anni.
Questa era la situazione quando il 9 giugno 1928, alle 11, gli agenti della squadra politica di Bologna fecero irruzione nell’abitazione di Giovanni Lepri.
Lepri non era certamente un personaggio in vista: sessantaduenne, aveva lavorato come ferroviere ma era ormai in pensione. La polizia lo arrestò «per misure di p.s.» (1), dopo aver effettuato un’accurata perquisizione, nel corso della quale furono rinvenuti documenti e stampati sovversivi, che furono debitamente sequestrati e conservati nel fascicolo istituito dalla Questura a nome del Lepri, considerato elemento sovversivo.
Egli in effetti risultò in possesso di numerose tessere che ne dimostravano l’appartenenza a organizzazioni e associazioni non riconosciute e anzi contrarie al regime: tessere di riconoscimento della Camera del lavoro di Bologna – Sezione ferrovieri (1904-1905) e del Sindacato ferrovieri italiani (aderente alla Camera confederale del lavoro) per gli anni 1920, 1921, 1922; una tessera comprovante un versamento di 10 lire a favore del fondo di resistenza del Sindacato ferrovieri italiani (1919); le tessere di riconoscimento, per l’anno 1920, di due associazioni di diretta emanazione della Camera confederale del lavoro: l’Associazione fra i consumatori dell’Ente autonomo dei consumi di Bologna e l’Associazione generale di resistenza fra inquilini di Bologna (2).
Fu sequestrata, tra le altre, una tessera, sempre del Sindacato ferrovieri italiani, che ricordava il grande sciopero dei ferrovieri svoltosi nel gennaio 1920 e attestava la partecipazione di Giovanni Lepri allo sciopero stesso. I ferrovieri, categoria organizzata d’ispirazione socialista, si astennero dal lavoro per dieci giorni, dal 20 al 29 gennaio 1920, rivendicando migliori condizioni lavorative ed economiche in un’Italia uscita stremata dalla Grande guerra e in crisi profonda. Lo sciopero era stato inizialmente sostenuto anche dai Fasci e da Mussolini, che passò poi a una posizione nettamente contraria, fino all’ostilità dichiarata, così che le rivendicazioni dei ferrovieri finirono per assumere anche una connotazione politica, contro la crescente affermazione del movimento fascista: al punto che la partecipazione allo sciopero costerà il licenziamento a molti lavoratori, epurati per le loro idee politiche.
La tessera riportava anche l’immagine della medaglia commemorativa dello sciopero: a sinistra, il recto della medaglia, con due mani che tengono una ruota alata in corsa; sulla destra il rovescio, con un tronco di fascio legato, da cui sporgono fronde di alloro e quercia (3).
Tra il materiale sequestrato a Giovanni Lepri finì anche il testo a stampa di alcune “zirudele”. Una di queste, priva di data, La lit fra i “krumir” e i sozialesta, prendendo probabilmente spunto dal rovente clima sociale degli anni tra il 1918 e il 1920, racconta col tono umoristico tipico di questo genere di componimenti la contrapposizione tra i socialisti, paladini dei lavoratori e promotori di rivendicazioni sindacali, e i crumiri. Una contrapposizione che si risolve però, secondo l’ignoto autore, in una guerra fra poveri, mentre cresce la pancia dei signori: «I puvrett fra dlor i sfan la guera/ e prit e sgnouri con st’ignuranza/ lour i reden, e i cras la panza» (4).

Riferimenti archivistici

(1) ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Questura, Gabinetto, Categoria A8 (Persone pericolose per la sicurezza dello Stato), Radiati, b. 85, Lepri Giovanni, Verbale di arresto, Bologna, 9 giugno 1928.
(2) Ibidem, Tessere sindacali e sociali.
(3) Ibidem, Tessera del Sindacato ferrovieri italiani per lo sciopero del 1920.
(4) Ibidem, «Nova zerudêla. La lit fra i “krumir” e i sozialesta».