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Attraverso diverse misure repressive, il regime fascista riuscì in breve tempo a sancire il principio della disciplina sociale e a strappare alle organizzazioni sindacali socialiste, comuniste e cattoliche il controllo delle masse dei lavoratori: furono vietati tanto lo sciopero quanto la serrata, mentre lo Stato riconosceva un solo sindacato, “fascista”, per ogni tipo di impresa o categoria di lavoratori (le corporazioni). I sindacati non riconosciuti potevano continuare a sussistere come associazioni di fatto, ma erano ormai svuotati della loro funzione e il sindacalismo non fascista si trovò in sostanza messo al bando dal mondo del lavoro.
In un simile quadro, il 1° maggio, la giornata della festa del lavoro nata negli ambienti socialisti, non poteva evidentemente trovare spazio. Com’era accaduto alla fine dell’Ottocento, anche se ora su presupposti del tutto diversi, quella giornata era considerata un’occasione di espressione del dissenso politico e quindi di turbativa. Il regime affrontò il problema del dissenso dotandosi di vari strumenti di repressione, più o meno invasivi, che andavano dalla schedatura dei “sovversivi” e dalle misure di sorveglianza e di prevenzione affidate alla polizia fino al deferimento al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, istituito nel 1926 per giudicare tutta una serie di reati di tipo associativo e politico.
La schedatura dei sovversivi nel casellario politico era stata in realtà introdotta molti anni prima, nel 1894, a seguito delle riforme promosse da Francesco Crispi, e fu abolita solo nel 1981, ma nel periodo fascista conobbe una crescita esponenziale, attraverso la quale nella categoria dei sovversivi furono spesso accomunati oppositori politici e personaggi comuni, responsabili soltanto di malcelare il proprio scontento.
Tra gli oppositori del fascismo sorvegliati dalla polizia compariva Clodoveo Bonazzi (Castel Maggiore 1890 – Bologna 1955), un operaio fonditore che nel 1913 fu schedato dalla Questura di Bologna come anarchico: «Di carattere impulsivo e alquanto squilibrato di mente, ha scarsa educazione ed intelligenza nonché mediocre cultura avendo frequentato fino alla III elementare […] Frequenta in ispecial modo la compagnia di sindacalisti ed anarchici […] Non ha coperto mai cariche amministrative o politiche data la sua deficiente istruzione» (1).
In realtà i fatti avrebbero clamorosamente contraddetto quella descrizione. Già dal 1912 Bonazzi era entrato a far parte della Commissione esecutiva della Camera del lavoro di Bologna, guidata dai “sindacalisti rivoluzionari”: carica che ricoprì fino a quando, nel 1916, assunse la segreteria della Camera del lavoro di Piacenza. Dopo la Grande guerra, cui aveva partecipato combattendo nel 10° reggimento di artiglieria, rientrò a Bologna e tenne la segreteria della “vecchia” Camera del lavoro di Bologna fino al suo scioglimento, nel 1923, tornando quindi al suo lavoro di fonditore (2).
Avrebbe ripreso l’attività sindacale dopo la ricostituzione della Camera del avoro di Bologna, nel novembre 1944, che si presentava ora come organizzazione unitaria e accoglieva anarco-sindacalisti, socialisti, comunisti, cattolici e repubblicani. Bonazzi ne fu ancora segretario, in rappresentanza della corrente socialista, mentre sarebbe divenuto anche consigliere comunale, sempre a Bologna, e presidente dell’Istituto ortopedico “Rizzoli”.
Durante il ventennio fascista, fu costantemente sorvegliato come oppositore del regime e sindacalista (3). Dalla Questura anzi si invitavano i carabinieri a tenerlo sotto assidua sorveglianza, in quanto «il sovversivo in oggetto è stato segnalato al Ministero nell’elenco delle persone pericolose da arrestare in determinate contingenze, e precisamente alla terza categoria (cioè da ritenersi pericolose in caso di turbamenti dell’ordine pubblico» (4).
E d’altro canto già da alcuni anni Clodoveo Bonazzi veniva arrestato all’approssimarsi del 1° maggio per essere rilasciato subito dopo: come era avvenuto, ad esempio, il 30 aprile 1925, quando fu «fermato per misure preventive di p.s. in occasione del 1° maggio 1925 perché ritenuto sovversivo capace di promuovere agitazioni e scioperi […] Scarcerato il 2 maggio 1925» (5).

Riferimenti archivistici

(1) ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Questura, Gabinetto, Categoria A8 (Persone pericolose per la sicurezza dello Stato), Defunti, b. 6, Bonazzi Clodoveo, Scheda biografica.
(2) Ibidem, Relazione, [1923].
(3) Ibidem, Tessera sindacale.
(4) Ibidem, Il questore di Bologna al Comandante della Tenenza suburbana dei carabinieri di Bologna, Bologna, 1° maggio 1931.
(5) Ibidem, Rapporto di arresto, Bologna, 30 aprile 1925.