Immagine

Come a ogni ricorrenza del 1° maggio, anche per il 1899 le autorità di pubblica sicurezza attivarono ben presto i loro canali di informazione al fine di «conoscere in tempo i progetti di manifestazioni che intendessero fare in quest’anno i partiti sovversivi per solennizzarla».
A preoccupare in particolare era l’attività della locale Camera del lavoro, costituitasi fin dal 1893, che con una circolare pubblica aveva chiesto a padroni, impresari e capi officina di accordare agli operai di potersi astenere dal lavoro al calendimaggio. Ispettori e delegati di pubblica sicurezza furono incaricati di investigare, mentre al Comando militare fu richiesto l’ausilio, dalle sette del mattino del 1° maggio, di cento uomini di truppa dalla caserma del SS. Salvatore e di altrettanti elementi dalla caserma dei Servi. Un plotone di cavalleria proveniente dalla caserma di San Francesco era inoltre consegnato a disposizione della Questura.
Il 29 aprile fu trasmesso alla Questura l’ordine di servizio del Comando militare e il 30 aprile fu diffusa la circolare della stessa Questura indirizzata ai funzionari con le indicazioni in occasione della ricorrenza del 1° maggio.
La temuta celebrazione tuttavia sembrava dovesse trascorrere abbastanza tranquilla. Le voci che trapelavano con maggiore insistenza dagli ambienti operai parlavano, infatti, di una pacifica riunione campestre organizzata dalla Camera del lavoro al Foro boario, mentre presso la sede di via Cavaliera era stata fissata per le ore 20 del 1° maggio una riunione privata. Anche a Imola in occasione della festa del lavoro una “merenda popolare” era stata organizzata al parco delle acque minerali per le ore 6 del pomeriggio (1).
Effettivamente nel rapporto redatto nelle prime ore del pomeriggio del 1° maggio e indirizzato al tenente generale Giuseppe Mirri, senatore del Regno e comandante del VI corpo d’armata, il questore poté con soddisfazione registrare: «La grande maggioranza degli operai si recherà a merendare, unitamente alle famiglie, nelle prossime località, come a Paderno, Monte Donato, alle Roveri e alla Scala. Molti operai però lavorano tranquillamente e smetteranno soltanto a mezzodì. Nessun incidente avvenne all’entrata degli operai in quegli stabilimenti in cui il lavoro prosegue. Oltre al banchetto al Foro boario ci sarà stasera una riunione alla Società operaia e forse una bicchierata alla taverna del Leone; l’una e l’altra in modo strettamente privato» (2).
Se dunque la calma e l’ordine pubblico non furono turbati da illecite manifestazioni di piazza, sempre alta rimaneva d’altronde l’attenzione delle autorità in particolare sull’affissione e la distribuzione di manifesti o di altri stampati che facessero propaganda alle rivendicazioni socialiste e operaie. La Prefettura già il 27 aprile aveva incoraggiato il questore alla rigida applicazione del disposto dell’articolo 65 della legge di polizia.
E a guastare la lieta atmosfera nella quale il 1° maggio era destinato a trascorrere fu proprio un anonimo attacchino, che nella notte precedente alla festa del lavoro tappezzò letteralmente la città con piccoli ma bellicosi fogli a firma dei socialisti anarchici. Nel testo si rivendicava il diritto alla libertà di stampa e di riunione, s’inneggiava alla rivoluzione sociale, e si ricordavano i fratelli ancora in carcere o al domicilio coatto pei fatti di maggio dell’anno precedente.
Fu un bel da fare per le guardie di città e gli agenti delle varie sezioni che, incaricati di perlustrare le vie del centro urbano alla vigilia della manifestazione, furono costretti a staccare un gran numero di fogli e a redigere i relativi verbali.
La brigata di Ponente ne trovò uno in via Portanova alle 21,40 e uno in via Ugo Bassi alle 22 (3). La brigata di Levante ne stacco sei dalle cantonate di via San Vitale tra le 21,15 e le 22 (4), mentre alle 10,30 del mattino successivo un altro foglio fu trovato all’altezza del numero 15 di via D’Azeglio (5). Tutti i verbali lamentano che «non fu possibile però cogliere alcuno in flagranza, né sapere da chi detti manifesti siano stati affissi».
Nessun rapporto ufficiale invece sulla riunione alla Camera del lavoro. Solo un breve appunto informale dal quale veniamo a sapere che a parteciparvi furono in «150 circa. Parlò Guadagnini, Lenzi, Murri, Franco» (6).

Riferimenti archivistici

(1) ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Questura, Gabinetto, b. 255, “1 maggio 1890”, Tessera personale per la merenda popolare, Imola, Lega tipografica, [1899].
(2) Ibidem, Il questore di Bologna al tenente generale Giuseppe Mirri, Bologna, 1° maggio 1899.
(3) Ibidem, Verbale della brigata di Ponente delle Guardie di città, Bologna, 30 aprile 1899.
(4) Ibidem, Verbale della brigata di Levante delle Guardie di città, Bologna, 1° maggio 1899.
(5) Ibidem, L’ispettore della Sezione di Ponente della Questura di Bologna al questore di Bologna, Bologna, 1° maggio 1899.
(6) Ibidem, Nota sulla conferenza svolta presso la Camera del lavoro di Bologna, [Bologna, 1° maggio 1899].